Grazie papà!

Quando ero nel pancione della mamma lo sentivo pochissimo, la sua mano sul pancione era caldissima e la sua voce era così lontana. La mamma mi cantava canzoncine e mi raccontava le sue giornate. Il papà no. Al massimo ripeteva il mio nome e accarezzava la mia nuova casa. Io lo riconoscevo bene ma lui non si fidava molto di tutte le smancerie della mamma. Non le riteneva necessarie. Quando è arrivato il momento di venire al mondo, lui era più spaventato della mamma. Era felice. Tremava e si sentiva impotente.  La sua donna stava mettendo al mondo il suo bambino con tanto dolore. Lui non poteva far nulla, attendeva nervoso e con tanta emozione nel cuore. Tanto orgoglio. Ricordo il momento in cui ho abbracciato il mio papà. Le sue mani erano grandissime, mi cullava e mi guardava intimorito. Piangeva e anche tanto, ma questo non bisogna ricordarlo.Lui è forte e sa gestire le emozioni.  Temeva di stringermi troppo forte. Chiedeva alla mamma consigli. La mamma sorrideva  e lo prendeva in giro. Il mio papà si spaventava molto facilmente. Bastava un piccolo rigurgito e mi cedeva alla mamma. Le mamme sanno sempre come si fa. Le mamme hanno diviso con noi l’anima e il corpo. Le mamme sono tutte brave. I papà no. Ma l’abbraccio del papà è troppo speciale. Quelle mani non si dimenticano più. Mani ruvide, mani grandi che profumano di amore e sacrifici. Il suo abbraccio aveva il sapore dell’affetto nascosto. Il mio papà mi  baciava la notte. Il mio papà si preoccupava per me quando era a lavoro. Il mio raffreddore lo teneva sveglio. Ha passato tante notti a sentire il mio respiro e ad accarezzarmi la testa quando avevo la febbre. La mamma mi cullava. Il papà correva a comprarmi il gioco che avevo chiesto per il mio compleanno. Lui è così. Lui si accontentava di quel sorriso e quei saltelli che sanno di felicità.  Non mi ha cambiato il primo pannolino, non mi ha fatto il primo bagnetto, non mi ripeteva di amarmi come la mamma. Era accanto alla mamma ad assicurarsi che non mancasse nulla. Non mi sembra poco.La mamma è sdolcinata. il papà non lo è. Quando ho imparato a camminare, è arrivato il momento di tirare il primo calcio al pallone.Che felicità! Quando ho cominciato a parlare, dovevo urlare al mondo la mia squadra del cuore. Il video ha fatto il giro del mondo, come se fossi il primo bambino tifoso.  La storia con il papà incomincia a diventare seria. Il papà comincia ad immergermi nel suo mondo e a condividere con me momenti straordinari. Scopre che possiamo giocare alla lego, alla xbox, a calcio. Diventa il mio eroe. Sa fare ogni cosa alla perfezione. Voglio essere come lui. Il papà non vive di selfie e link, non ne ha bisogno. Racchiude tanto amore nel cuore, il suo sguardo è piena espressione di un sentimento costruito quotidianamente tra sorrisi, emozioni e sintonia. Quando il suo corpo invecchia e le sue rughe segnano il viso e le mani, il calore della sua presenza e della sua memoria resta fisso e nitido. Lui sarà con noi sempre. In ogni ricordo. Non sarà la prima persona che chiameremo dopo una vittoria, ma sarà la prima persona a cui penseremo. La vittoria è anche sua. Lui mi ha insegnato a vivere. Lui mi ha insegnato ad amare. Ogni carezza che ha dato alla mamma è stato l’immenso per me. Grazie papà! 

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