Oggi sei una donna

Nella fretta di riordinare casa, incroci il tuo sguardo allo specchio. I capelli raccolti e disordinati, il trucco sbiadito e mai ritoccato, una ruga spuntata al lato della bocca. Gli occhi sono stanchi e le sopracciglia ben disegnate. Ormai sei brava a fare le sopracciglia da sola, così come la ceretta e la manicure. Non vai più dall’estetista. In un secondo rivedi in quello specchio tracce di una adolescenza passata. Paure scomparse, esperienze maturate. Intravedi qualche sogno sbiadito, qualche obiettivo raggiunto, tante occasioni perse e tanto amaro in bocca. Ti avvicini allo specchio e non ti riconosci. Sciogli i capelli, tiri le sopracciglia, provi a darti un tono. Sei cambiata ma ti piaci sempre. Hai perso per sempre la freschezza di chi è senza malizia, l’ingenuità e l’entusiasmo incontrollato di ogni gesto. Adesso sai misurare le emozioni. Adesso sai gestire la passione. Sai stare da sola. Non ti fidi e ami con passione. In casa, il cassetto dei sogni è ancora pieno e lo guardi rassegnata. Quel sogno resta ai margini della tua speranza. Sai che dovrai farci i conti per tutto il resto della tua vita. Hai preso un treno sbagliato e stai pagando un conto salatissimo. La coscienza pesa come un macigno e non sarai più la stessa. Errori irrecuperabili. Valorizzi le tue vittorie per non cedere alla tristezza. Tante emozioni godute e persone conquistate. Il sorriso di un figlio che illumina ogni passo della tua vita. Riscopri in lui il senso e la bellezza della tua esistenza. Giorni che passano lenti, anni che passano velocemente. Cerchi distrazioni, motivazioni e battiti. Emozionarti è sempre troppo facile. Quando sei passata dalla crema contro l’acne alla crema anti-age? Non lo sai. Sorridi oggi come ieri. Sei più sensuale. Cerchi ancora e ti sembra irreale riscoprire la bellezza e il calore di un vecchio abbraccio. Poggi gli occhi sulle cose con astuzia. Ieri la tua pelle era liscia. Oggi hai la cellulite. Ieri facevi shopping seguendo la moda. Oggi hai stile. Ieri eri alla ricerca di una personalità. Oggi sei una donna. Ed è tutta un’altra storia.

Grazie papà!

Quando ero nel pancione della mamma lo sentivo pochissimo, la sua mano sul pancione era caldissima e la sua voce era così lontana. La mamma mi cantava canzoncine e mi raccontava le sue giornate. Il papà no. Al massimo ripeteva il mio nome e accarezzava la mia nuova casa. Io lo riconoscevo bene ma lui non si fidava molto di tutte le smancerie della mamma. Non le riteneva necessarie. Quando è arrivato il momento di venire al mondo, lui era più spaventato della mamma. Era felice. Tremava e si sentiva impotente.  La sua donna stava mettendo al mondo il suo bambino con tanto dolore. Lui non poteva far nulla, attendeva nervoso e con tanta emozione nel cuore. Tanto orgoglio. Ricordo il momento in cui ho abbracciato il mio papà. Le sue mani erano grandissime, mi cullava e mi guardava intimorito. Piangeva e anche tanto, ma questo non bisogna ricordarlo.Lui è forte e sa gestire le emozioni.  Temeva di stringermi troppo forte. Chiedeva alla mamma consigli. La mamma sorrideva  e lo prendeva in giro. Il mio papà si spaventava molto facilmente. Bastava un piccolo rigurgito e mi cedeva alla mamma. Le mamme sanno sempre come si fa. Le mamme hanno diviso con noi l’anima e il corpo. Le mamme sono tutte brave. I papà no. Ma l’abbraccio del papà è troppo speciale. Quelle mani non si dimenticano più. Mani ruvide, mani grandi che profumano di amore e sacrifici. Il suo abbraccio aveva il sapore dell’affetto nascosto. Il mio papà mi  baciava la notte. Il mio papà si preoccupava per me quando era a lavoro. Il mio raffreddore lo teneva sveglio. Ha passato tante notti a sentire il mio respiro e ad accarezzarmi la testa quando avevo la febbre. La mamma mi cullava. Il papà correva a comprarmi il gioco che avevo chiesto per il mio compleanno. Lui è così. Lui si accontentava di quel sorriso e quei saltelli che sanno di felicità.  Non mi ha cambiato il primo pannolino, non mi ha fatto il primo bagnetto, non mi ripeteva di amarmi come la mamma. Era accanto alla mamma ad assicurarsi che non mancasse nulla. Non mi sembra poco.La mamma è sdolcinata. il papà non lo è. Quando ho imparato a camminare, è arrivato il momento di tirare il primo calcio al pallone.Che felicità! Quando ho cominciato a parlare, dovevo urlare al mondo la mia squadra del cuore. Il video ha fatto il giro del mondo, come se fossi il primo bambino tifoso.  La storia con il papà incomincia a diventare seria. Il papà comincia ad immergermi nel suo mondo e a condividere con me momenti straordinari. Scopre che possiamo giocare alla lego, alla xbox, a calcio. Diventa il mio eroe. Sa fare ogni cosa alla perfezione. Voglio essere come lui. Il papà non vive di selfie e link, non ne ha bisogno. Racchiude tanto amore nel cuore, il suo sguardo è piena espressione di un sentimento costruito quotidianamente tra sorrisi, emozioni e sintonia. Quando il suo corpo invecchia e le sue rughe segnano il viso e le mani, il calore della sua presenza e della sua memoria resta fisso e nitido. Lui sarà con noi sempre. In ogni ricordo. Non sarà la prima persona che chiameremo dopo una vittoria, ma sarà la prima persona a cui penseremo. La vittoria è anche sua. Lui mi ha insegnato a vivere. Lui mi ha insegnato ad amare. Ogni carezza che ha dato alla mamma è stato l’immenso per me. Grazie papà! 

Essere mamma

Ogni donna sente il bisogno di raccontarsi. Raccontare il proprio parto quasi diventa l’esigenza dell’anima di condividere un’emozione che ha superato i confini del possibile. Una donna quando partorisce restituisce al mondo se stessa e vive emozioni contrastanti e irripetibili. La forza, l’amore surreale, il dolore, il calore. Tutto esagerato. La donna entra in una dimensione parallela, concentra tutte le forze per mettere al mondo la propria anima, dando ad essa una nuova identità, un nome comune. Quando il cordone sarà staccato, il primo istinto è quello di stringere il proprio bambino, guardare incredule quella meravigliosa creatura. Ricordo di aver guardato mio figlio meravigliata, era uno spettacolo della natura, che succhiava dai miei seni come se l’avesse sempre fatto. Il suo corpicino tutto sporco, i suoi occhi così grandi fissi nei miei. La sua bocca grande e rossa. Era perfetto. Non ho mai avuto qualcosa di tanto prezioso tra le mie mani. Il parto è stato doloroso. Il dolore più bello che si possa provare, dal gusto dolcissimo. Ogni contrazione l’ho accolta con la consapevolezza di voler a tutti costi avvicinarmi alla mia creatura. L’ho assecondata e ho accettato quel dolore che mi attraversava senza tregua e pietà. Non ho urlato. Pensavo di non farcela come al solito e lo ripetevo incessantemente tra gli sguardi fiduciosi delle ostetriche. Stringevo le mani di qualsiasi persona che mi ha affiancato in questo viaggio verso l’inizio della mia nuova vita. Ce l’ho fatta. Ogni mamma sa di farcela. Ogni mamma ha la forza di partorire e godersi l’unico vero spettacolo della vita: il proprio figlio.

Mamma ha l’emicrania!

“Mamma ha l’emicrania e ora bisogna lasciarla riposare!” Il figlio di una donna emicranica cresce con la consapevolezza che la vita della propria mamma è sporcata da vari momenti di assenza. Momenti in cui ci si sente derubate del proprio tempo. Un abbaglio avvisa che nelle prossime ore saremo punite. La vista è decorata da luci ad intermittenza, il panico prende il sopravvento e inizia  il combattimento. Ti distacchi dalla realtà, hai paura oggi come dieci anni fa. Il tuo bambino ti guarda, sa che dovrà rinunciare alla sua mamma. In quei momenti non sei nulla, sei uno straccio al dominio della bestia che senza pietà ruba giorni alla tua vita. Sei arrabbiata, spaventata, rassegnata. La tua vita non sarà mai tranquilla. Ogni pensiero bello e ogni possibile esperienza di vita  saranno oscurate dal timore che la bestia possa arrivare. Piangi ancora come l’ultima volta. Ti ripeti che dovrà passare come sempre. Non ci credi molto. Ogni volta sembra peggio. Il tuo bimbo ti guarda e ti chiede ogni minuto se stai meglio con i pezzi della lego  ancora sul pavimento. Anche lui ha rinunciato a giocare e aspetta te. Quell’attesa è straziante. Non è il tuo bambino che deve pagare.  Lo stringi forte a te e lo culli. Lui culla te e la tua anima. È la tua cura, è il tuo ometto e tu la sua mamma fortunata. Il mio bimbo crede che siano i suoi bacini a farmi guarire. Glielo lascio credere. In fondo è la verità. Mi accarezza le ferite con maestria. L’amore vince. Care mamme dobbiamo lottare. Non moriremo di emicrania, ma quanto è difficile la nostra quotidianità? Un tamburo incessante nella testa. Una tenaglia che spacca il cranio. Dolore e nausea. Confusione. Lottate con amore. Lottate quando siete in macchina e la bestia vi colpisce. Lottate quando fate il bagnetto al vostro bimbo. Lottate quando vorreste seguirlo nei compiti. Lottate ogni volta che desiderate essere normali. Lottate con amore e con il sorriso tutte le volte che non comprenderanno il vostro malessere. Siate forti quando il vostro banale mal di testa farà sorridere o scocciare chi vorrebbe stare con voi in armonia. Anche quello è amore. Impariamo a non rinunciare. Impariamo a non mollare. Abbiamo incassato tanti colpi. Siamo esagerati, siamo folli, siamo intolleranti. C’è chi ha scritto anche che abbiamo un cervello speciale. Che fatica essere speciali e particolarmente intelligenti! Che fatica sopportare l’ignoranza di chi non sa viverci. Insegnate ad amare voi che sapete lottare.

Enza Chiocca

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Lavoro e maternità

Essere una mamma lavoratrice significa  raggiungere la sede del lavoro con un nodo allo stomaco e il cuore che batte un po’ più forte. Si lavora con tanta energia tra la voglia di scappare e il bisogno di garantire il futuro a quel pezzo di cuore che con le ali, così piccolo, già conquista il mondo. Ti sembra incredibile che tu non stia con lui a goderti ogni sorriso, che non sia tu a cambiare quel pannolone puzzolente. Corri in bagno, piangi e sorridi. Rendi tanto e ottimizzi il tuo lavoro. Parli del suo primo dentino a chiunque, fin quando ti accorgi che è un evento che non entusiasma proprio tutti. Sei pronta a mostrare la foto del tuo bambino che ormai hai pubblicato ovunque. Vorresti tornare a casa. Ti isoli. Poi lavori ancora con grinta per distrarti. Poi sei felice perché quel sorriso sdentato ti accoglierà a casa. Ti guardi intorno e rivedi tutto con occhi diversi. La maternità ti ha cambiata, ti senti ricca e forte. Vedi la bellezza ovunque. La felicità esiste. La felicità è il tuo bambino che correndo come una papera ti aspetta dietro la porta di casa, ti abbraccia e ti balbetta frasi senza senso che solo tu sai interpretare. La felicità è il calore della tua famiglia.Anche se tutto questo sembra una esagerazione incomprensibile, questi sono stati i miei pensieri e le mie emozioni quando sono rientrata a lavoro dopo la maternità. Siate forti donne. Non mollate. Non rinunciate. Soffrite con amore. Fate tutto con amore.

Sorgente: Lavoro e maternità